FRANCESCA FINI | FAIR & LOST
5 minuti, 2013


L'artista fissa sulle braccia degli elettrodi regolati al massimo della potenza, e cerca di truccarsi il viso. Le contrazioni causate dall’impulso elettrico sono fortissime rendendo di fatto impossibile calibrare il movimento della mano, e il makeup si sparge da tutte le parti trasformandola in una maschera tragica. Anche il pianto dell'artista sembra involontario, causato dalla matita nera e dal rimmel che entra negli occhi. Un pianto meccanico, che attraverso quei dettagli ravvicinati degli occhi bagnati proiettati sul muro, si  traduce nel senso di sofferenza e disagio di chi assiste alla performance, in una sorta di collegamento empatico condizionato, inconsapevole, ma autentico.

FRANCESCA LEONI | NOD(US)

2.34 minuti, 2014

In questo video Francesca Leoni lavora sull’intreccio di fili e sui nodi che stringendosi costituiscono la nostra memoria. Nodi simbolici, rappresentativi di relazioni che spesso rimangono ferme in un luogo del percorso ma alle quali comunque continuiamo ad essere legati. Un luogo dismesso fa da cornice all’azione e diventa rappresentativo di un non-luogo, un posto che potrebbe appartenere all’inconscio oppure essere in cerca di nuova collocazione.

FRANCESCA LOLLI | ESPIAZIONE

5 minuti, 2018

Francesca Lolli focalizza la sua indagine sui temi del pentimento e dell’espiazione in un continuum che muovendo dal rimorso, da un dolore che si materializza sotto forma di lacrime, approda alla celebrazione di un rito di purificazione.

Le lacrime, a contatto con la pelle del corpo, si trasformano in materiale prezioso. Diventano oro, si trasformano in qualcosa di bello e rigenerativo.

PINK | FEMMINEO

La prima stanza

Se si considera nel suo complesso il Novecento, ben raro è l’apporto delle donne nell’arte, non assenti ma comunque in netta minoranza anche all’interno dei movimenti caratterizzati per una totale adesione ai valori delle avanguardie. Del resto il patriarcato è una realtà sistemica della storia globale, non soltanto della storia dell’arte. Quello che va in scena qui, nella stanza del Femmineo, è un nuovo femminismo, non preconcetto, che mira a scardinare il potere di genere estendendo la sua influenza alla possibilità di un capovolgimento oltre che di genere anche generale.

 

L’essere femmina agisce al modo delle sostanze note in chimica come catalizzatori, cui si riconosce la funzione utile, talvolta addirittura indispensabile, di facilitare il compiersi delle reazioni chimiche. In altre parole facilita la sperimentazione artistica e la stessa sua produzione. Scriveva Richard Wagner: “Dammi un cuore, uno spirito, un’anima femminile nella quale immergermi […] e poi quanto poco avrei bisogno di questo mondo”

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