GREEN | IDENTITY

La seconda stanza

Sia Bauman che Taylor ci offrono molte riflessioni sul tema dell’Identità e sul suo ripensamento al tempo della cosiddetta crisi postmoderna. Incertezza, dispersione, frammentarietà, sgretolamento del tempo, individualismo e perdita dei valori durevoli sono ampiamente trattati nei loro saggi.

 

L’uomo non è tale se non commisurato ad altri e altro, non è tale se non rispetto a qualcosa di diverso: il carattere della vita umana è necessariamente dialogico. Quello a cui si assiste oggi, lo slittamento verso un egocentrismo e un antropocentrismo radicale che alimenta la propensione verso la realizzazione esclusivamente nei termini dell’io trascurando l’altro o gli altri, ci trascina dentro una sorta di nichilismo, di mancanza totale di orizzonti di senso. Quale allora il senso dell’Identità al tempo dell’Identità liquida? Le tre artiste articolano la risposta in tre modi differenti.

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FRANCESCA FINI | TYPO#3
5.46 minuti, 2016


Francesca Fini siede al centro di una scena bianca e luminosa. Accanto a lei, un’infermiera preleva sei fiale del suo sangue, con cui l'artista alimenta il nastro vergine di una vecchia macchina da scrivere Olivetti Lettera 32. Poi carica un foglio di carta bianca e comincia a scrivere parole di libertà, con il suo stesso sangue diventato inchiostro. L'infermiera prende i fogli scritti, uno dopo l'altro, e li attacca a sottili fili trasparenti appesi al soffitto, fino a creare un muro di parole di sangue che copre progressivamente la scena separando Fini dal pubblico.

FRANCESCA LEONI | EGO-CRAZIA

8.25 minuti, 2017

Questo è il primo capitolo di una serie di lavori dedicati alla ricerca del potere in quanto parte dell'identità dell'individuo all'interno di una comunità. Attraverso la simbologia di un gioco infantile si ripetono le dinamiche degli adulti, un gioco al quale non è possibile partecipare senza uscirne modificati.

FRANCESCA LOLLI | ORGIA O PICCOLE AGONIE QUOTIDIANE  15 minuti, 2016

Il lavoro si ispira all’opera teatrale “Orgia” di Pier Paolo Pasolini, pur distaccandosene completamente sia nelle situazioni che per l'uso della parola, così presente nel dramma e inesistente nel video. Paradossalmente la riduzione del linguaggio a puro gesto rende visibile in immagine ciò che era già insito nella parola pasoliniana, nella quale ogni moto psicologico finisce per attualizzarsi nella carne del corpo biologico.  Il silenzio della Parola dà voce ad una fenomenologia del frantume dalla quale rimangono esclusi concetti come il "Senso" o la "Verità". A rimanere sono i grugniti della fatica dell'esistenza, costretta a scontrarsi con altre esistenze per legge sadica naturale, o i rumori casuali.

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